Era ora di dire addio al blog (l’altro). Forse un giorno lo migrerò. Forse. E con questo sono a tre “closed”. Spazi in rete, esperimenti da vivere e poi chiudere. Se c’è un’attività che mi rilassa, mettere in ordine non ha rivali. Ma la vita non è facile come un armadio.
Vorrei sbarazzarmi di certi sentimenti veri, ma inappropriati, vorrei andarmene dalla festa anche se la torta non è ancora arrivata. Vorrei che la mia gemella capisse che io oltre certi limiti non vado, anche se lei per me è tutto. Vorrei anche che gli amici non mi consigliassero i “tipi giusti per me”, perchè in base a chi ti consigliano capisci che gli altri non hanno capito proprio un cavolo di chi sei. Vorrei anche la pace nel mondo visto che ci siamo, ma mi accontenterei che il comune di Roma non se ne uscisse con provvedimenti only pro-motorini.
Ma gli Agosti passano e si somigliano un po’ tutti. Anche le persone si somigliano tutte, quelle su cui contare rimangono sempre 2-3. Agli altri, quelli che io chiamo “i finti rosiconi” (uomini ovviamente), non perchè non lo siano, ma perchè si adoperano per farti credere che non lo sono, a loro, dicevo, non nego un sorriso, ma dentro mi rimane sempre una gran voglia di… Ma vorrei non mi importasse. Vorrei avere mondi separati dai quali entrare ed uscire sbattendo la porta.
Che poi oggi a pranzo si è chiaccherava fino alle 16 di Russia, Ucraina, di guerra, di povertà, di politica, di Stalin, di comunisti e anche di Brunetta e di Rubbia. E’ allora che capisci Terzani che ti dice “guardare la vita in una prospettiva più ampia” e capisci anche che all’amico medio l’unica domanda che gli viene da farti il lunedì è se sei andata o meno ad Ostia. E’ allora che capisci perchè gli Agosti somigliano sempre all’Agosto e che capisci come mai dopo tre mesi senza strisce blu il parcheggio ti costa 1,20 e la striscia bianca è bianca solo per tre ore.
Pulizie D'Agosto